Un certo giorno di un certo mese di settembre (ormai è trascorso più di qualche anno da allora), dopo un periodo indicibilmente lungo di afflizione e dopo un'altrettanto lunga riflessione, presi una decisione: forse la prima che mai avessi preso davvero io nel corso di tutta la mia vita.
Tale decisione culminò in quella successiva, alla fine di gennaio dell'anno seguente, e portò ad un punto tale la mia disperazione e la mia angoscia che nel tentativo di fuggirle sprofondai sempre più in me stesso, fino a quando mi ritrovai a vagare lontano da ogni significato, sospeso nel nulla e schiacciato nel fondo di me stesso da un cielo apatico e del tutto indifferente alle suppliche innumerevoli che giorno dopo giorno gli rivolgevo. E tutto ciò in me osservavo.
Furono giorni, e settimane, e poi mesi di pianto irrefrenabile, di singhiozzi e violenti sussulti che mi squassavano la cassa toracica con tutto il suo contenuto, di spasmi che mi costringevano a lungo piegato su me stesso e poi di ore lunghissime in cui, sfinito, stavo steso su di un divano a fissare il soffitto o con gli occhi chiusi cercavo disperatamente sollievo nell'incoscienza del sonno, perlopiù inutilmente.
Un giorno, ai primi di settembre (erano ormai trascorsi sette mesi) mi resi conto all'improvviso di una cosa strana, e grandiosamente bella: mi resi conto che esistevo,
io sapevo di Essere,
ma non ero più la stessa persona. Ero un uomo nuovo, un uomo libero. Ed era una certezza.
Solo qualche tempo dopo compresi effettivamente quanto mi era accaduto, e per ciò stesso quanto potevo fondatamente sperare ancora mi accadesse.
A dire il vero prima di ciò era successa anche un'altra cosa, di cui però preferisco non parlare, se non con chi ne ha veramente grande necessità, come quella che avevo io: necessità di capirsi, e di trovare il coraggio per guardare in faccia la propria menzogna.
È solo per questo che ho voluto brevemente raccontare queste mie cose, perché possano trovare conforto tutti coloro che in esse si riconoscono, e perché sappiano con certezza assoluta che se continueranno a chiedere, sarà loro dato; se continueranno a bussare, sarà loro aperto; se continueranno a cercare, troveranno; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Infine, una doverosa parola di AVVERTIMENTO, con tutta l'umiltà di cui spero di essere capace.
Per esperienza diretta so che la disperazione abita sull'orlo del precipizio che si affaccia sul nero abisso del nulla, di cui nessuno ha mai visto la fine. Qualcuno dice, e pare che ogni giorno a dirlo siano sempre di più, che gettando in esso il proprio Ego si abbia accesso alla Beatitudine dell'Illuminazione, diventando Uno con il Tutto, il cui vero nome è Amore.
Avrei le mie grandi e preoccupate riserve in merito, che non riguardano né la necessità di disfarsi dell'Ego, né la corrispondente preannunciata beatitudine, che non nego affatto (anche se prego di fare molta attenzione a come le cose sono scritte) e né tantomeno nego che il nome del Tutto sia Amore.
Il fatto è che c'è dell'altro, ed è qualcosa di molto inquietante, aldilà di ogni apparenza: è bene che lo sappiano i Cercatori di Verità...
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